Grazie Mille per la Bellissima Inaugurazione presso la Società Umanitaria, Premio Umanità in Arte a Cura di Ornella Piluso

May 14, 2018

 

 

 

 

 

 

Ieri 13 Maggio 2018 presso il Chiostro dei Glicini dell’Associazione Umanitaria, in via San  Barnaba,48 a Milano ha inaugurato la mia mostra “Ja Pishu Kartini”, Io scrivo immagini. Visibile fino a Venerdì 18 Maggio.

Grazie a tutti i presenti, è stata davvero una Grande Emozione.

 

“Io scrivo Immagini”, mostra personale di Lucrezia Zaffarano, è la prosecuzione ideale dell’esposizione “Umanità in Arte” – organizzata da Arte da mangiare mangiare Arte nel marzo del 2018 – in occasione della quale l’artista milanese si è aggiudicata il primo premio della categoria “Giovani Artisti”. Diplomata all’Accademia di Brera, Lucrezia Zaffarano ha indirizzato la propria ricerca artistica all’indagine di tematiche volte a legare la sperimentazione artistica alla riflessione intorno il linguaggio, la spiritualità, il rapporto tra Oriente e Occidente condensato nella figura della Vergine, protagonista di molti dei suoi cicli artistici. L’icona religiosa si pone quale esaltazione teorica e formale del segno linguistico, instaurando una tensione dialettica tra significato visivo e linguistico, spaziando tra differenti tecniche artistiche. 

La Zaffarano spiega così l’origine della propria ricerca artistica: “Esiste una forma, oltre la forma riconoscibile, è il portato dei suoi significati. Già in precedenza ho analizzato l’aspetto di astrazione del nostro alfabeto, il quale proviene appunto, dall’astrazione che i Greci compirono dai geroglifici; dunque quando si scrive A si scrive non solo la sua lettera, bensì tutto quello che lei stessa comunica portando intrinsecamente il suo essere A”. Per approfondire ulteriormente il legame tra linguaggio ed espressione, aggiunge: ”l’arte essendo una grammatica, composta di segni e di simboli, risponde perfettamente ad un alfabeto “altro” che riguarda la magia che si pone tra la realtà e la sua rappresentazione. Osservare attraverso “le righe” è il compito degli artisti, attraverso tutti quegli elementi che appaiono reali, creando ponti con la realtà per poterci arrivare, per evocarla”. In simile prospettiva, l’obiettivo ideale dell’arte sarebbe quello di circuire l’eccedenza racchiusa nel segno e impegnarsi nella sua trasmissione tanto nel tempo quanto nello spazio. Così, l’immagine della Vergine – oggetto privilegiato della storia dell’arte  Occidentale – sopravvive alla propria tradizione figurativa e ne riemerge vivificata dalle incursioni in ambito semiotico e psicanalitico della giovane artista.

Le diciassette opere in mostra sono tutte ispirate all’iconografia cristiana ortodossa, con cui l’artista instaura un dialogo ricco di suggestioni. L’originalità della proposta artistica di Lucrezia Zaffarano risiede, inoltre, nel ricorso all’alfabeto Braille, “il quale è alfabeto non composto di lettere bensì di punti che formano le lettere stesse, ed è omaggio alla tecnica della Sinopia, tecnica che con la sua “assenza” rendeva possibile avere una “presenza” per poter dipingere gli affreschi. Così San Luca, omaggio alla tradizione cristiana ed ortodossa, colui che per primo ha “scritto” l’immagine della Madonna. Protettore e santo dei pittori e degli artisti. Protettore di coloro che vedono, che forse non hanno mani umane.”

Lucrezia Zaffarano dimostra di essere, quindi, un esempio eccellente della migliore arte contemporanea emergente: lo confermano le originali mescolanze di passato e presente e le contaminazioni tra tecniche artistiche provenienti da luoghi anche distanti fra loro.

 

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