Primo Premio Umanitaria in Arte
per Società Umanitaria Milano

Madre Terra. Umanità

Incisione Calcografica, considerazioni su mani, cuore e (im)mortalità

Trittico 1x2,10 m

Inedito 2015

Gli Antichi Greci, avevano tre parole per riferirsi all’uomo, di cui la più importante, era la parola “Brotos”, colui che è mortale, colui che cade, colui che muore, come in Latino “Mors, Mortis”.

L’uomo è l’animale che è destinato a morire, e non solo come tutti gli altri essere viventi, è l’animale che ne ha consapevolezza. Ecco qual è la sua attesa.

Le scatole proposte della mia infanzia, parlano proprio di questo, l’attesa della nostra vita, che cerchiamo costantemente di allontanare, l’unica certezza di cui non possiamo sapere nulla.

Corpi mortali consegnati all’attesa di un avvenire incerto. La morte, nostra amica più privilegiata, presente nei nostri tessuti, è colei che vogliamo evitare, allontanando sempre di più da noi stessi la nostra umanità cosi caduca. Questo lavoro è una vanitas, che ricorda da dove arriva il nostro vacillare. La nostra Umanità: metafora, che con altra materia, parla di noi e di quale sia il nostro destino.

L’uomo attende la sua morte, cercando vivere quanto più possibile.

La nostra umanità è la ribellione al destino.

 é nell’eccedenza della mano che troviamo la nostra umanità, in quell’eccesso che ci ha portato ad esser uomini, quando abitavamo la terra da cui siamo nati e quando possedevamo lo stesso cuore. Legati tutti dalla Stessa Madre. Cos’è l’Umanità, Senza L’Arte e i Sentimenti?

Siamo Mortali, si, consapevoli di esserlo, ma siamo anche ingegno e cuore. Siamo la tecnica che possediamo, siamo i posti che decidiamo di abitare. La nostra umanità è nelle Chiese, nelle tombe e nella scrittura. La nostra umanità è il voler comunicare e il ricordo di quando siamo stati insieme tutti sotto un unico cielo.

 

 

L’artista, attraverso un’operazione di riduzione ai minimi termini del concetto di “uomo”, giunge a elaborare una rappresentazione essenziale ma non per questo meno evocativa della sua idea di umanità: una mano, un cuore e un teschio. Incisi sul plexiglass trasparente, essi appaiono spietatamente oggettivi ma al contempo pervasi da un’atmosfera intimista che invita lo spettatore alla riflessione, all’introspezione riguardo i propri sentimenti, i propri pensieri, la propria esistenza. Perché cosa siamo se non le nostre opere, le nostre emozioni, le nostre idee? Lucrezia Zaffarano ci ricorda che siamo Mortali, si, consapevoli di esserlo, ma siamo anche ingegno e cuore. Siamo la tecnica che possediamo, siamo i posti che decidiamo di abitare. La nostra umanità è nelle Chiese, nelle tombe e nella scrittura. La nostra umanità è il voler comunicare e il ricordo di quando siamo stati insieme tutti sotto un unico cielo”.