Diogene Laerzio, maestro dei cinici ed emblema dell’essere, quando incontrò Alessandro Magno, colui che tutto aveva, alla domanda “cosa vuoi?” egli rispose “voglio che tu ti tolga dal sole, poiché stavo riposando”. In questo scontro dell’Essere con l’Avere, si evince che all’Essere non serve null’altro che sé stesso, nel momento del proprio io.

L’Avere ha bisogno dell’Essere ma non è mai il contrario.

 

L’opera proposta titolata “la ricerca del l’autenticità” si interroga di questo attraverso il gioco della matrioska, una bambola artigianale creata dalle mani per altre mani, un mezzo sottile per mostrare le eventuali e ipotetiche personalità e archetipi che le future donne dovranno rispettare: la nonna, la mamma, la giovane, la sorella e la bambina. 

 

Un gioco tanto carino quanto crudele e subdolo è il simbolo dell’unica femminilità possibile, quella imposta da ruoli precedentemente e insindacabilmente assegnati. 

 

Si direbbe dunque “dalla forma alla sostanza”, ed è proprio questo il significato, nel gioco simbolico della scelta del sé, la più piccola parte è quella più vera dove si dimostra la propria verità. Il Proprio Essere, perché Essere è anche essere nel mondo.

 

Le matriosche si presentano in ceramica raku e fingono di essere altro alludendo ad una pietra marmorea, la più piccola invece, mostra la sua forma insieme al suo colore rompendo la dicotomia tra reale e realtà, diventando Vera, assumendo le caratteristiche della ceramica raku, poiché di reale si parla: la femminilità è davvero una cosa semplice, semplice come un gioco da bambine, intrinseca nelle curve del corpo eppure cosi difficile da raggiungere, perché siamo continuamente portate ad essere altro.

 

Metafisico è il processo del gioco della realtà in questo mondo che non permette alle donne di essere chi sono ma di poter solo scegliere a quale categoria del femminile appartenere.